Tutte le donne di Gabriele Defilippi

gabriele-defilippi-765819

Gabriele Defilippi

Ricostruire il dedalo di relazioni messo in piedi dal giovane «trasformista» Gabriele Defilippi, accusato insieme all’amante Roberto Obert e alla madre del ragazzo, Caterina Abbatista, dell’omicidio della professoressa Gloria Rosboch, è una impresa improba.

Gli inquirenti, che per mestiere sono abituati a vederne di tutti i colori, sembrano sconvolti: «Nulla torna, in un caso simile», dicono allargando le braccia. A colpire è la mancanza delle più elementari dosi di pietà, umanità, buon senso, ragionevolezza nei personaggi, a vario titolo, coinvolti nella vicenda. E’ come se la fantasia di un mediocre sceneggiatore avesse immaginato per questa storia tutte le umane bassezze, in un portato crescente di sangue, orrore, tradimenti.

Una fantasia che pare essersi sbizzarrita fin dai cognomi di accusati, vittime e persone informate sui fatti che compaiono nell’inchiesta: «Defilippi», «Abbattista», «Obert», «Chiappino», «Rosboch», «Sabouh», «Miot». Sembra di trovarsi di fronte a degli pseudonimi, quasi «nickname» da chat, inventati da qualche scrittore della domenica per un racconto a base di sesso, sangue e cocaina.

Il protagonista è ovviamente Gabriele Defilippi, ventiduenne dall’indecifrabile personalità, adulatore, seduttore di uomini e donne, bugiardo seriale, trasformista, manipolatore. Un potenziale serial killer, come ha già sentenziato qualche criminologo opportunamente interrogato sulla vicenda. Forse soltanto un prodotto purissimo della nostra società. Un personaggio dalla «sessualità liquida», come suggeriscono gli standard dominanti del «tutto si può fare».

«Io sono uno», avrebbe detto agli inquirenti Defilippi, «che ha cercato di allargare i suoi orizzonti, guardando in maniera diversa il contesto sociale che mi circondava».

Impossibile comprendere chi sia il «vero» Gabriele. Un ragazzo capace di porre in essere trasformazioni tali da farlo sembrare un azzimato broker finanziario, un «macho» e seduttore, oppure una maliziosa «teenager» con tanti grilli per la testa. Quasi un manifesto vivente della cosiddetta «ideologia gender», si potrebbe ironizzare se non ci fosse di mezzo il cadavere di Gloria Rosboch, professoressa di francese fatta sparire in un pozzo nelle campagne attorno a Torino.

Ufficialmente nullafacente, Defilippi era in realtà attivissimo e disponeva di grandi somme di denaro. Dedito all’uso della cocaina, al quale lo avrebbe instradato una delle tante donne che gli giravano attorno, diventa con il tempo sempre più violento al punto da minacciare con un’arma il fratellastro tredicenne.

Personalità paranoide, Defilippi sospettava la presenza di «microspie»: arriva perfino a sezionare i pasticcini inviatigli, prima della rottura definitiva, dall’ultima fidanzata, Sofia Sabouh, che non si fa alcuna domanda quando Gabriele le confessa i propositi omicidiari sulla Rosboch. L’insegnante consegnerà a Defilippi tutti i risparmi, nell’illusione di una nuova vita col ragazzo in Costa Azzurra, soldi che spariranno presto forse per il gioco d’azzardo e la cocaina. La Sabouh sa tutto e infatti fugge in Marocco, suo Paese d’origine, quando le cose iniziano a mettersi male. Perché Sofia, definita «ragazzina» dai giornali, ha ormai 21 anni: raccoglie le confidenze di Defilippi, ma non fa nulla, pensando (così dice agli inquirenti) che Gabriele cercasse una scusa per lasciarla.

Caterina Abbattista, madre di Defilippi, proveniente dal clan sinti dei Gagliardi, avrebbe dunque allevato il «mostro» per poi esserne fagocitata. Personalità inquietante, vita sentimentale movimentata, la Abbattista non avrebbe avuto remore nell’intascare i risparmi di un giovane ingegnere, Valerio Miot, per poi buttarlo fuori di casa non appena l’uomo aveva manifestato i problemi di salute che tuttora lo affliggono. Una manipolatrice, a sentire gli inquirenti, al punto tale che il pensionato Silvio Chiappino arriverà a cedere un immobile in quel di Gassino a Gabriele.

Nel tourbillon di donne che girano attorno a Defilippi non si può certo dimenticare la fantomatica «dott.ssa De Martino», in realtà Efisia Rossignoli, cameriera ultraquarantenne, sposata con figli, denunciata per truffa: avrebbe prestato la sua voce per inscenare l’inganno telefonico ai danni della povera Gloria Rosboch: è anche grazie a questo stratagemma se l’insegnante ritira i risparmi dalla banca, li consegna a Defilippi e poi viene attirata in una trappola mortale quando, accortasi della truffa, richiede indietro il denaro.

La «maestrina» Marzia Lachello è un’altra delle donne in passato abbacinate da Defilippi. Ora nega tutto, compresa la convivenza con Gabriele. Comprensibile: c’è in ballo il posto di lavoro. I telespettatori l’hanno conosciuta nei giorni della kermesse canora di Sanremo, con il presentatore Carlo Conti che la definiva «l’insegnante della scuola più piccola d’Italia».

«Era un ragazzino, volevo soltanto aiutarlo», dice oggi la maestra ultratrentenne, ma, in un recente articolo pubblicato su La Stampa, «vidimato» dall’avvocato di fiducia della donna, compare la storia di un rapporto, andato avanti per anni, con l’appena maggiorenne Gabriele (più un crollo nervoso, con tanto di ricovero, dovuto alla prolungata convivenza con la famiglia Defilippi-Abbattista).

Gli uomini, in questa vicenda, recitano il ruolo degli «zerbini» («ero schiavo di Gabriele», dirà Obert accusato di essere il complice di Defilippi) o tutt’al più degli assenti ingiustificati. Si va dall’affascinato testimone che avrebbe visto Defilippi al casinò spendere migliaia di euro, al parrucchiere Luca B., «amante» del ragazzo, pronto a giurare che Gabriele girasse armato, fino a Sergio M. che ricompare all’improvviso dal nulla per riprendersi il figlioletto avuto con la Abbattista quando le cose si mettono male.

Gli avvocati di Defilippi punteranno sulla perizia psichiatrica: un possibile vizio di mente per un ventiduenne che ha comunque goduto di molte, troppe, persone pronte ad assecondarlo. Un aspetto, questo, sul quale il processo, al di là degli aspetti penali, non potrà fare chiarezza e un motivo per cui tutta la vicenda non può essere liquidata come un banale fatto di cronaca nera, con il consueto derby tra colpevolisti e innocentisti.

L’unica vittima resta un’insegnante che a cinquant’anni viveva con i genitori e che nella vita ha avuto soltanto il suo lavoro, i suoi allievi, amputando da sé tutti quegli aspetti che forse rendono una esistenza degna di essere vissuta.

La Rosboch era colma d’amore, ma l’ha concesso alla persona sbagliata.

Pubblicato su “Il Borghese”, maggio 2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: