Che cosa è e come funziona il SITE Intelligence Group

siteRita Katz, da anni a capo del SITE Intelligence Group, ente privato americano che monitora le attività jihadiste in rete, ha una vita avventurosa. Quando nasce nel 1963, in una famiglia ebreo-irachena di Bassora, la presenza ebraica in Iraq è già fortemente minoritaria a causa del flusso migratorio iniziato negli anni 50 e proseguito con l’ascesa al potere del partitoBaʿth.

Al contesto della vittoria di Israele nella «guerra dei sei giorni» può essere ricondotto l’episodio del cosiddetto «Badgad’s hangings» nel quale alcuni cittadini, non solo di religione ebraica, furono accusati di essere spie del Mossad. Una tragica pantomima che si concluderà con la condanna a morte di quattordici persone, tra cui Fouad Gabbay, padre di quella che in Occidente conosciamo come Rita Katz.

Nel processo vennero coinvolti anche dei minorenni a cui si falsificò d’ufficio l’età, perché la legge irachena prevedeva la responsabilità penale dai 20 anni in su. I detenuti, sottoposti a torture sia fisiche che psicologiche, finirono per confermare le accuse del governo anche per scongiurare rappresaglie verso i familiari. I sospettati vennero giustiziati nel gennaio del ‘69 e i loro corpi appesi in mezzo alla folla appositamente convocata.

La storia di Rita Katz inizia qui, con la madre Selima che giunge in Israele assieme ai quattro bambini, dopo aver fatto tappa nell’Iran dello scià, allora considerato Stato tollerante nei confronti delle minoranze. Selima si dà alla produzione e al commercio di vestiti per gli ultra-ortodossi, mentre Rita studia all’università: politica, storia e relazioni internazionali.

A trent’anni sposa un medico ebreo-russo, che riceverà una importante proposta di lavoro dagli Stati Uniti. Le prime settimane nel nuovo Paese sono difficili per il futuro capo del SITE, che sente la lontananza da casa e soprattutto la mancanza di un lavoro. Decide quindi di rispondere a una inserzione, sostenendo un colloquio presso l’Investigative project on terrorism di Steven Emerson, giornalista, esperto di servizi segreti, già noto per aver prodotto (nel 1994) un documentario sul rischio islamista in America (Terrorists Among Us: Jihad in America, reperibile anche su YouTube).

Rita viene assunta per occuparsi di scartoffie, fotocopie e burocrazia: poco per le competenze richieste (fra cui la perfetta conoscenza della lingua araba e della realtà mediorientale) e soprattutto per la personalità della nuova assunta. La svolta arriva quando Katz si imbatte in una organizzazione caritatevole, la Holy Land Foundation for Relief and Development, e si accorge che gli obiettivi e i reali beneficiari dichiarati dall’ente in lingua inglese non corrispondono a quelli indicati in arabo. Si scopre una attività di finanziamento della HLF verso il cosiddetto «welfare di Hamas»: più che un appoggio diretto alle attività terroristiche, un supporto logistico, alimentare e sanitario, fornito attraverso i cosiddetti «comitati Zakat» (tra l’altro finanziati, per un certo periodo, anche dall’USAID). L’HLF viene comunque chiuso dall’amministrazione Bush, assieme al sito internet, e la lunga vicenda processuale si conclude con pesanti condanne per gli imputati (non senza polemiche per un uso delle testimonianze da alcuni definito «spregiudicato»).

Nella sua intensa attività di pubblicista, Rita Katz insiste sul concetto della «resistenza senza leader», propria dei jihadisti, praticata grazie al repertorio di informazioni consultabili sul web e sui forum di propaganda. La Jihad globale trova il suo vero focus su internet, in forum accessibili tramite password, probabilmente in quello che viene definito «Deep web», la parte nascosta di internet, frequentabile soltanto da chi abbia un certo livello di competenza informatica.

La «resistenza senza leader» permetterebbe all’estremismo islamico di sopravvivere agli arresti o all’eliminazione fisica delle figure più carismatiche, che assurgono presto alla dimensione di martiri per platee sempre più vaste di aspiranti epigoni. Si può eliminare un individuo, non il suo ricordo presso una vasta comunità di simpatizzanti, presenti in tutte le parti del mondo, senza distinzioni di razza, di lingua o usanze: è la rete che permette il proliferarsi di simili contatti, a distante notevoli, con amicizie che si stringono, rapporti che si approfondiscono, piani che si discutono. A volte questo processo è funzionale al raggiungimento di campi di addestramento, all’interno dell’IS, dove finalmente si concretizzano le conoscenze fatte su internet e si strappano, in veri e propri «cerimoniali», i passaporti degli Stati di provenienza. Il fatto che molti piani non vengano attuati, perché sventati, non esclude affatto una possibile eseguibilità in un secondo momento: l’idea di un attentato, avverte Katz, una volta lanciata, può essere sempre affinata e realizzata da qualche altro.

Il SITE, creato da Rita Katz nel 2002, assume in un primo momento le caratteristiche di ente no profit per poi divenire, nel 2007, ente con scopo di lucro. Per capire la dimensione raggiunta dal SITE, e l’influenza di queste società di intelligence, è necessario considerare qualche figura attigua a Katz.

Josh Davon è il co-fondatore del SITE ente no profit. Forse proveniente dall’Investigative project di Steven Emerson, ha un profilo accademico molto interessante, tra cui un BA in inglese, un BS in economia (entrambi conseguiti nell’università della Pennsylvania) e un MA presso la SAIS, prestigiosa Scuola di Studi Internazionali della Johns Hopkins University. Parla, legge, scrive correttamente l’arabo. La sua ultradecennale esperienza circa l’attività jihadista su internet risale al periodo del SITE; vanta, sempre sui medesimi temi, una intensa opera di assistenza a governi e ONG. Difficile dire se sia ancora parte attiva del SITE, di certo è protagonista di un nuovo, interessante, progetto legato al già citato «Deep Web», la parte di internet nascosta ai comuni motori di ricerca. E’ dunque probabile che buona parte delle attività compiute dal SITE, come il monitoraggio delle attività jihadiste in rete, l’inserimento in forum clandestini, il reperimento delle immagini e dei video jihadisti, l’intercettazione di piani di attacco o attentati, avvenga proprio a livello di «Deep Web».

Un’altra figura chiave è quella di Evan Kolmann, anch’egli proveniente dall’ambiente dell’Investigative project di Emerson & Katz: una collaborazione che inizia già al secondo anno di università. Anche Kolmann svolge una intensa attività divulgativa sul fenomeno jihadista. Assieme al collega Davon, ha dato vita a Flashpoint Partners, il progetto legato al «Deep Web» e al monitoraggio dei fenomeni terroristici in rete: ragazzo prodigio, vanta come Davon una esperienza più che decennale nello studio dell’estremismo islamico e delle modalità di utilizzo della rete da parte dei terroristi o simpatizzanti islamisti. Nonostante la ancor giovane età, vanta un curriculum di collaborazioni internazionali impressionante: ha lavorato con i Dipartimenti di Difesa e Giustizia USA, con l’FBI, con il Tribunale penale internazionale, con la polizia federale australiana, con il SO15, con i servizi segreti danesi.

Rita Katz, Josh Davon e Evan Kohlman, concluso il «tirocinio» nel più volte citatoInvestigative project di Steven Emerson (a sua volta sospettato di «links» con gli israeliani), si sono divisi: Katz e Davon hanno fondato il SITE, con Davon che a un certo punto abbandona (?) l’impresa per creare, assieme a Kohlman (e a Josh Lefkowitz, collega di Kohlman allaNine/Eleven Finding Answers Foundation) la Flashpoint Partners.

La accusa normalmente rivolta a Katz e ai suoi collaboratori è quella di essere sostanzialmente agenti del Mossad: di sicuro, questi enti privati di intelligence, hanno mostrato una particolare efficienza nel «selezionare» (alcuni dicono «manipolare») le informazioni sul terrorismo islamico che poi finiscono sui media e, per una certa percentuale, sui tavoli dei governi.

Da Lettera35.it, aprile 2015

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