L’isola degli indagati

Difficile pensare che il 2013 appena concluso possa essere rimpianto dai sardi. Un anno funesto, caratterizzato da una crisi economica senza precedenti, dalla disastrosa alluvione e dalle inchieste della procura di Cagliari che stanno portando una intera classe dirigente alla incriminazione per peculato. In questo quadro si inseriscono le elezioni regionali del 16 febbraio; una data decisa a sorpresa dal governatore Cappellacci che, firmando in anticipo il decreto di indizione dei comizi elettorali, ha costretto gli altri competitors a una corsa contro il tempo per la raccolta delle firme e la presentazione delle liste.

Le indagini della procura di Cagliari hanno condizionato pesantemente lo scenario politico sardo, con la sostituzione di Francesca Barracciu, esponente del Pd locale e vincitrice delle primarie, con l’algido economista Francesco Pigliaru, professore dell’università di Cagliari, già ribattezzato «il Monti sardo». La Barracciu ha esordito in consiglio regionale nel 2004 e ha costruito con certosina pazienza la propria scalata all’interno del Pd isolano grazie ai buoni auspici del patron di Tiscali Renato Soru (record man di assenze in consiglio regionale durante l’ultima legislatura). Proprio Soru aveva di fatto candidato la Barracciu alla presidenza della regione, salvo poi cambiare idea una volta che l’ex sindaco di Sorgono aveva ricevuto l’avviso di garanzia per peculato. E’ possibile che Soru abbia pensato a una propria nuova candidatura (ipotesi non disprezzata dallo stesso Renzi). Di fatto però la Barracciu è stata estromessa perché il suo nome veniva considerato debole, non capace di coagulare i numerosi partiti e cespugli che compongono il centrosinistra sardo. Di conseguenza è stato naturale, per il Pd isolano, rivolgersi a un «papa» straniero, un economista come Pigliaru, già assessore della giunta Soru e ideologo della vertenza entrate (con la quale la regione chiede allo Stato la restituzione delle quote Iva e Irpef spettanti alla Sardegna in base allo statuto spaciale).

Francesco Pigliaru, che vanta anche un passato a Cambridge, avrebbe potuto essere perfetto per un centrodestra normale, dato che predica tagli della spesa (e delle tasse, soprattutto sul lavoro) e snellimenti della burocrazia; una politica di austerity «controllata» che, a suo parere, potrebbe portare a un aumento del Pil sardo pari al 3 per cento annuo. Ovviamente in Sardegna, come in Italia, poco o nulla è «normale» e quindi è possibile udire entusiastici peana per l’economista perfino da parte della sinistra vendoliana, da sempre portatrice di una politica «tassa & spendi». Pigliaru viene considerato autorevole e capace di attrarre attorno a sé il variegato mondo del centrosinistra sardo, anche se già deve risolvere un difficile dilemma: emarginare o no gli indagati? Non si tratta di un quesito di poco conto dato che in tal senso gli sarà impossibile non scontentare qualcuno. Si tratta infatti di decidere se escludere dal consiglio regionale (o dagli assessorati che contano) alcuni potenti capibastone Pd (tra cui lo stesso segretario regionale indagato per peculato) con le relative clientele o scontentare quei partiti e movimenti della coalizione che chiedono pulizia e che per lo stesso motivo avevano già minacciato di boicottare la candidatura Barracciu.

In questo quadro aggrovigliato si pone poi la vicenda dei sardisti che con il loro 3 per cento potrebbero essere decisivi. Anche in questo caso bisogna registrare due posizioni divergenti: c’è chi all’interno del Psd’az chiede l’approdo nel centrosinistra e chi invece ritiene di dover continuare l’alleanza con Cappellacci, già causa di dolorose fuoriuscite e scissioni (la più clamorosa delle quali portò, ormai cinque anni fa, alla creazione del partito dei Rossomori).

Un’altra candidatura di rilievo è senza dubbio quella della scrittrice Michela Murgia, già premio Campiello 2010 con il bestseller «Accabadora», convinta indipendentista. I sondaggi che circolano sulla Murgia non sono particolarmente confortanti, nonostante gli endorsement spesi a suo favore da ambienti della sinistra al caviale (si pensi a Gad Lerner che ha invitato il Pd sardo a convergere compatto sulla Murgia). La candidatura Murgia è comunque «forte» rispetto a quelle velleitarie che in passato sono state espresse dalla galassia indipendentista ma, nonostante le dichiarazioni bellicose, i consensi per la scrittrice di Cabras non dovrebbero superare il 10 per cento.

E i grillini cosa faranno? Il M5S è stato il primo partito in Sardegna nelle politiche dello scorso anno, grazie soprattutto alla incredibile campagna elettorale di Grillo. Malumori e divisioni hanno ufficialmente suggerito all’ex comico genovese di non concedere il simbolo; è prevalso lo scetticismo del duo Casaleggio-Grillo verso le elezioni regionali (conseguenza dell’idea che le regioni debbano essere abolite) e la reale caratura dei grillini sardi: in poche parole, si è probabilmente voluto evitare un risultato deludente.

Di certo i voti in libera uscita di Grillo fanno gola a molti: lo stesso Cappellacci ha espresso la volontà di convincere parte degli elettori del M5S a votare per lui. Il governatore uscente ha diverse grane giudiziarie (tra le quali spicca il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio per gli appalti eolici in Sardegna) ma si dichiara sereno. Cappellacci è impegnato in una battaglia politica importante, quella per la zona franca (sulla base del presupposto che soltanto con una fiscalità di vantaggio si possa recuperare l’handicap dell’insularità). Si tratta di un cavallo di battaglia tipicamente sardista che potrebbe avvicinare di nuovo il Psd’az al carro del centrodestra.

Ma se i sardi, nel 2013 appena passato, stringevano la cinghia, i politici non sembravano aver troppi problemi per le spese voluttuarie.

Sono stati tre gli arresti seguiti all’inchiesta (bis) della procura di Cagliari sul peculato all’interno del consiglio regionale: a Mario Diana, ex An, e Carlo Sanjust, berlusconiano della prima ora, si è aggiunto Sisinnio Piras, sempre PdL, uno dei ras del Medio Campidano già in passato balzato agli onori della cronaca per un «Lei non sa chi sono io…» a un vigile urbano che gli voleva fare una contravvenzione. Lo stesso Piras aveva inoltre schiacciato con le ruote dell’auto il piede dell’agente poi finito al pronto soccorso. Tra il kitsch e il patetico si collocano i casi che riguardano Sanjust e Diana: il primo avrebbe pagato il gargantuesco ricevimento di nozze con i fondi consiliari destinati all’attività politica (circa 25 mila euro, poi restituiti per ottenere i domiciliari), mentre il secondo avrebbe acquistato libri antichi (da destinare in eredità ai figli) e altri oggetti preziosi come penne Montblanc da regalare a personalità di rilievo. L’inchiesta in Sardegna ha comunque già portato a una prima condanna, sempre per peculato: un anno e otto mesi per Adriano Salis, ex capogruppo regionale dell’Italia dei Valori.

Da Il Borghese, febbraio 2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: